Metodi costruttivi
delle case in terra battuta in provincia di alessandria
Gli attrezzi
L'attrezzatura occorrente per costruire gli edifici in terra battuta è semplice
e poco costosa: pale, vanghe, zappe (u sapöu, a dui ferr),
ceste, ecc…
Ad uso specifico occorre costruire il cassero smontabile, l'assà.
Questo è formato da due tavolati paralleli di pioppo bianco l'arbra. "….La
qualità del legno sia dei più leggeri, come pioppo, larice,
ecc… affinché queste forme si possano maneggiare più facilmente…" (Del
Rosso, 1793).
Dette forme sono distanziate tra loro da 40 a 80 cm. In modo opportuno
a seconda della larghezza del muro che si vuole ottenere; il loro spessore è di
4 cm., la lunghezza di 3 m. e l'altezza più usuale di 1,20 m.
Le tavole devono essere secche, diritte, sane e con pochi nodi, vanno piallate
dalla parte interna, che deve formare la superficie liscia del muro. Per
legare solidamente fra loro le tavole occorre inchiodare dalla parte esterna,
agli estremi e al centro, tre tavole, i' assöu (foto
1), larghe 20 cm., alte 140 cm. e modanate nella parte alta che sovrasta
le assi in modo che possano essere facilmente impugnabili per manovrare
il tavolato e per poter legare fra loro le opposte assate. 
(foto 1)
Nella parte bassa di queste assi di
rinforzo c'è un foro corrispondente ad un altro dal lato opposto,
che consente il passaggio della chiave, ossia di una sbarretta di ferro e
caugiöra munita, alle due estremità, di
una mortasa entro la quale viene immischiato lo spuntone terminale del
montante, e
cantèrë.
Questo non è altro che un paletto di castagno.
Le sbarre di ferro devono mantenere strette fra loro i due tavolati paralleli
affinché non si aprano durante il lavoro. La forma risulta così perfettamente
rigida poiché bloccata in alto e in basso.
Il montante centrale è più alto, l'antënë,
viene piantato in terra rasente il muro che si innalza e serve a tenere
ferma l'assata durante il lavoro; l'antenna aderisce ai tavolati tramite
una caugiora di forma particolare, denominata ei bastöu déi vësc (il
bastone del vescovo), poiché termina da una parte con un manico
ricurvo che abbraccia l'antenna alla quale è fissata la carrucola e
tajörë. Questa serve per alzare le ceste, contenenti
la terra, fino al piano di lavoro.
A sostenere l'assata (foto 2) vi sono altri quattro puntelli, i
puntél,
uno per estremo delle due tavole, appoggiati al terreno e a due sporgenze
delle tavolate. La loro lunghezza varia col crescere in altezza dell'edificio.
(foto
2)
Per formare gli angoli vengono usate le testate della forma i
testarö,
sono costituite da due piccole tavolate fermate da due traversi nella
parte esterna e piallate in quella interna. Vengono fatte scorrere
in due intaccature fatte all'interno dei tavolati.
Messa in opera la forma viene bloccata, dopo essere stata messa a piombo,
con una catena fermata con il fil di ferro, (i)'n
toc ad raméj,
o con una corda regolabile per mezzo di un cavicchio di legno opportunamente
ruotato.
Il pillo, ei pstöu, è lo strumento col quale si batte la terra. "…lo
strumento più importante e da cui dipende la solidità, è quello
col quale si comprime la terra. Questo importante strumento si nomina con
un vocabolo francese le PIROR, tradotto pestone o pillo…" (Del
Rosso, 1793).
Per costruirlo si utilizza un pezzo di legno duro, sia quercia, olmo,
noce, leccio, ecc… "… e sarà sempre preferibile il
pedale di quest'alberi a causa della strettezza dei loro pori, e fitta
unione delle parti legnose…" (Del Rosso, 1793).
Si squadra con le quattro facce lunghe 15 cm. e larghe 10 cm., poi tali
facce vanno divise in parti uguali di cui quella sotto viene arrotondata
a cono, navvo piallate e pulite. Nella parte centrale della faccia superiore
viene inciso un foro di 3 cm. di diametro in cui si fissa un manico rotondo
di legno di faggio con la lunghezza di 1 m.
Arch. Rosa Pagella
L'architettura in terra dell'alessandrino: la costruzione di una
casa di terra
L'edificio sperimentale in costruzione presso la Scuola
Edile di Alessandria, progettato in cooperazione con la Facoltà di
Architettura di Genova ed il Politecnico di Torino, ripropone la cellula
minima d'abitazione di un cascinotto rurale (foto 3 e 4).
Proprio come realmente testimoniato dai fabbricati ancora esistenti,
tale cellula minima d'abitazione (che era in realtà la prima camera
da cui si originava per gemmazione tutto il fabbricato anche in tempi
successivi, ma che poteva benissimo essere già un fabbricato monolocale
a sé stante con soprastante fienile o legnaia nel sottotetto,
come ancora oggi è possibile notare nella zona) presenta in facciata,
rigorosamente sempre esposta a sud (per sfruttare il benefico apporto
di calore durante l'esposizione diurna delle brevi giornate invernali — per
inciso si ricorda che era altresì d'uso creare un pergolato con
vite ulienga o con vite fragola - topia -ricoperto durante il periodo
estivo da fogliame che produceva ombra; tale fogliame perdendosi in autunno
permetteva durante il periodo invernale una maggiore esposizione della
facciata ai raggi solari), una porta d'entrata ed una finestra; mentre
sul lato nord l'apertura è ridotta a un finestrino per contenere
la dispersione termica nel periodo invernale (è questo uno degli
stratagemmi ideato empiricamente dalle povere popolazioni dalla zona
per contrastare il rigido clima invernale).

(foto 3)
L'impianto è stato progettato a pianta quadrata con lati di 4
m. Ad un'altezza di circa 2 m. è stata impostata la volta a padiglione
in mattoni cotti disposti a foglio, con una gettata legante in gesso.
L'effetto spingente è assorbito da 4 catene lignee affogate nella
muratura di terra e tra loro collegate con chiodature metalliche.
I disegni di progetto sono stati eseguiti dagli allievi del XII corso
per "Assistenti Edili" della Scuola Edile e comprendono: pianta,
sezioni, prospetto ed assonometrie, oltre che alcuni particolari riproducenti
le tecniche costruttive e gli strumenti tradizionali d'uso.

(foto 4)
Approfondimenti:
- Restauro e consolidamento degli edifici in terra
battuta
- Biointonaco naturale di fondo INTOPOM e calcestruzzo leggero BECOPOM

